3 domande a… Marco Cappato

Scritto da datodifatto Data 26-01-2012

170mila i procedimenti in prescrizione ogni anno: ripartire con indulto e amnistia?

Colloquio con Marco Cappato[1]

In Italia ci sono circa 68mila detenuti, le carceri italiane hanno spazio per 45mila persone. Come è stato possibile finire in questa situazione?
È stato possibile perché l’Italia non è uno Stato di diritto: la regola, per il potere, è un’indicazione, non è un obbligo. Non ha carattere perentorio. E questo vale in tutti gli ambiti della vita civile: lo Stato non rispetta le proprie regole sull’ambiente, sullo scempio del territorio, sul debito pubblico, sull’economia. Ci sono Paesi in cui, quando un carcere raggiunge la capienza massima, non può entrare un nuovo detenuto: se ne entra uno bisogna farne uscire un altro. La situazione attuale è un crimine non solo contro i detenuti, ma anche contro gli agenti di polizia penitenziaria: anche loro si suicidano in modo anomalo, alto rispetto alle persone che stanno fuori dal carcere. Quando noi [radicali, ndr] parliamo di tortura, non parliamo di agenti che torturano i detenuti, ma di una condizione sistematica di tortura al di là dei comportamenti dei singoli, alla quale sono sottoposti i detenuti e gli agenti.
Quindi il problema non è di leggi in sé, ma di applicazione?
Le leggi sulla detenzione sono perfette. Esiste un regolamento penitenziario modello, che semplicemente non è nemmeno entrato in vigore, è totalmente ed esplicitamente disapplicato. Perché mancano gli operatori, gli assistenti sociali…: è come se non esistesse, il regolamento penitenziario! Il carcere però è solo l’anello terminale di un sistema giustizia fuori legge. Ogni anno vanno in prescrizione 170mila procedimenti, 500 al giorno, cioè dieci volte l’indulto che fu qualche anno fa, procedimenti banali e procedimenti gravissimi.
Proporre amnistia e indulto, come hanno fatto i radicali, non rappresenta, a prescindere, un precedente pericoloso, un po’ come il condono per le case?
Certo. Ma la proposta è scegliere tra un’amnistia di fatto, che è già in corso, e un’amnistia legale, che significa scegliere che cosa può essere amnistiato. Questa non è una decisione che si può prendere a prescindere. Se fossimo di fronte a un sistema giustizia che celebra i processi, sarei d’accordo. Ma non esiste altro modo per liberare la giustizia italiana da un carico di 10 milioni di procedimenti pendenti.

NOTE
[1]
Presidente Gruppo radicale federalista europeo al Comune di Milano.

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