Il tramonto della classe media? Si vede dal carrello

Scritto da datodifatto Data 07-12-2011

Il tramonto della classe media in Italia? Per coglierlo, basta osservare i carelli della spesa quando si fa un giro tra i centri commerciali. Nel primo semestre 2011, la spesa per prodotti di largo consumo a prezzo medio è stata di 22 miliardi di euro, in discesa dal 2003 del 6,1%[1]. Una discesa in parte dovuta alla crisi dei consumi, perché i prodotti di bassa fascia sono saliti dal 2003 del 2,5% (a 12 miliardi) e quelli di fascia premium[2] del 3,6% (a 14 miliardi).
Il verdetto sul declino dei prodotti medi viene certificato da un’indagine Nielsen[3], società di ricerca che rappresenta un punto riferimento per i produttori di beni di largo consumo. È un trend duraturo che investe l’Italia, ma anche gran parte delle nazioni occidentali, a partire dagli Usa.

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,1% la diminuzione dei prodotti di fascia media dal 2003

Un trend che sta costringendo le grandi aziende a rivedere la propria offerta in termini di prodotti, sfoltendo quelli a prezzo medio per puntare sul premium o sul primo prezzo, a seconda dei propri ambiti di specializzazione[4].
A conferma vi è la strategia di riposizionamento attuata da un attore di primo piano nel largo consumo come Procter&Gamble, che in maniera dichiarata sta disimpegnandosi dai prodotti a prezzo medio, da tempo in declino, perché schiacciati dalla crescita combinata nelle vendite dei beni di fascia bassa e beni di fascia più alta.
Difatti, in Italia la quota sul totale dei consumi della fascia media di prezzo è calata dal 45,7% al 45,3%, mentre nel 2003 valeva il 51,4%.
Quella premium è salita dal 28,8% al 29,2% del primo semestre 2011. Stabile al 25,5% il cosiddetto “primo prezzo”, che però valeva il 23% nel 2003.

Trend vendite largo consumo – fascia Media


Fonte: Nielsen Italia

Dunque, si tratta di un trend pluriennale, accelerato dalla crisi dei consumi, dato che nel 2009 la quota della fascia media ha perso l’1,7%, la percentuale più alta dopo il gradino del 2007 (1,9% il totale della quota persa).
Se si guarda ai valori grezzi della spesa per alimentari e bevande[5], nel 2010 e a valori correnti, la famiglia italiana ha speso 467 euro (+1,2% sul 2009) al mese, aumentando nel carello lo spazio per la carne a scapito degli olii più costosi. La spesa per la carne raggiunge 108 euro mensili. Mediamente, ai generi alimentari e alle bevande viene destinato il 19% della spesa totale (18,9% nel 2009 e con un picco del 24,4% nel Meridione). Il 69,4% delle famiglie si rifornisce presso i supermercati. Al contrario, presso i negozi di prossimità si rifornisce soltanto una piccola quota: ad esempio, per frutta e verdura il 17% delle famiglie e per il pesce l’11,5%. Addirittura, presso gli “hard discount” soltanto il 10,1%.

Trend vendite largo consumo – fascia Premium


Fonte: Nielsen Italia

Il supermercato, territorio dell’aziende di largo consumo e degli stessi distributori con i propri marchi, è quindi il luogo di riferimento per la spesa degli italiani. Di conseguenza, tra gli scaffali degli shopping center si sta consumando la polarizzazione dei consumi, un fenomeno che a sua volta sta erodendo la sostenibilità dei piccoli negozi di prossimità che servivano la classe media[6]. Eppure, nei primi decenni della loro apparizione, i supermercati erano stati concepiti proprio per servire la classe media nata dal benessere industriale.
Perfino le “private label” prodotte dai grandi distributori (Carrefour, Coop ecc.) sono costrette a segmentare l’offerta. Per cui, rispetto alla fase iniziale in cui la grande distribuzione aveva investito in prodotti a proprio marchio proprio per farsi spazio tra i banchi dedicata all’offerta a prezzo medio, ora è costretta a mutare l’assortimento inserendo prodotti premium[7].

Trend vendite largo consumo – fascia Primo Prezzo


Fonte: Nielsen Italia
NOTE
[1]

I dati utilizzati provengono da una ricerca dell’AC Nielsen sui trend di consume.
[2]

Nell’offerta di prodotti di largo consumo, sia i produttori che i distributori suddividono in tre classi le gamme di prodotti. Per la stessa tipologia di prodotto, c’è una fascia “premium” che si posiziona a un elevato rapporto qualità / prezzo. All’estremo, la fascia “primo prezzo” ovvero il prodotto più economico e meno brandizzato, vale a dire sostenuto da campagne marketing e promozione.
[3]

Vedi nota 1.
[4]

Cit da il Sole 24 Ore del 26 settembre 2011, Romolo De Camillis, retail director di Nielsen Italia: «Il calo della fascia media mette a rischio i produttori che devono individuare nuovi obiettivi e presidiare quella superiore, investendo in innovazione, ricerca e sviluppo e pubblicità».
[5]

I dati si riferiscono all’annuale pubblicazione dell’Istat «I consumi delle famiglie» per l’anno 2010 Scarica il pdf .
[6]

A tal proposito, basta far riferimento ai dati della Camera di commercio di Milano che registra nei primi sei mesi del 2011 la chiusura di 548 esercizi commerciali in città e un aumento significativo degli ambulanti con licenza e dei grandi negozi monomarca.
[7]

Ha dichiarato a il Sole 24 Ore del 26 settembre 2011 Francesco Cerere, direttore pianificazione e controllo direzionale di Coop Italia: «Le nostre vendite sono aumentate del 20% nell’area premium mentre non c’è stata alcuna crescita rilevante del primo prezzo».

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