In base al monitaraggio annuale dell’OCSE, l’Italia si classifica nel 2009, al secondo posto per qualità del sistema sanitario pubblico, subito dietro la Francia. Gli Stati Uniti raggiungono il 37° posto. Nel caso degli Stati Uniti, la copertura sanitaria pur nel mix privato / pubblico, copre l’85% della popolazione contro medie dei paesi a sanità pubblica del 99,9%. La posizione in classifica dell’Italia è un dato che apparentemente stride con il percito pubblico degli italiani nei confronti del proprio sistema sanitario: inefficienza, bassa qualità, faciloneria e altre infinite parole con cui descrive un settore del welfare che appare più come distruttore di risorse pubbliche che un diritto cui accedere con un grado minimo di soddisfazione.

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Quanto spende il resto del mondo. Quanto spendono gli USA.

Il sistema sanitario italiano non è tra i più costosi del mondo: fatta cento la spesa mondiale, paesi come Giappone, Germania e Francia ci sopravanzano e pur proporzionando in base alla popolazione, la spesa in Italia risulta comunque pari a quella del Regno Unito. Al contrario, negli Stati Uniti, dove la spesa sanitaria è interamente assorbita da soggetti privati che gestiscono ogni tipo di prestazioni medica, la spesa risulta incomparabilmente più alta: il suo peso è del 51% sul totale mondiale.

La spesa sanitari mondiale in % sul totale - 2009


Fonte: Ocse

Il sistema sanitario americano non funziona come in molti paesi europei, ovvero tramite erogazione diretta della prestazione medica attraverso soggetti pubblici o privati convenzionati. E’ necessario possedere una copertura sanitaria sotto forma di assicurazione, il cui costo può essere totalmente a carico del cittadino oppure parzialmente sovvenzionato dal governo nel caso in cui il cittadino non sia in grado affrontarne interamente il costo. Ovviamente, le assicurazioni disponibili e quindi la copertura economica che esse garantiscono presso le migliori strutture, sono in funzione della capicità di spesa dell’assicurato. Per cui, più il cittadino è in grado di spendere per l’assicurazione, maggiore sarà la qualità della copertura medica.
I programmi di copertura pubblica in USA sono due e sono in vigore dal 1965: Medicaid, per i redditi bassi; Medicare per over 65 ed invalidi.

Composizione spesa sanitaria pubblica USA - 2009


Fonte: Cergas-Bocconi 2009

Prima della riforma sanitaria di Obama, circa 30 milioni di cittadini erano totalmente esclusi da ogni forma di copertura. Il costo della manovra è stimato in 940 miliardi di $.

Composizione spesa sanitaria in USA - 2009


Fonte: Ocse

La spesa totale del sistema sanitario USA è di 2241 miliardi di $, di cui 1120 a carico dei privati, 978 a carico del pubblico e 143 in investimenti (dalle campagne di vaccinazione ai centri di ricerca). In ogni caso, la spesa privata è coperta per il 69% dalle assicurazioni.

Composizione spesa sanitaria privata in USA - 2009


Fonte: Ocse
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La sanità italiana.

La gestione della sanità pubblica sia attraverso strutture pubbliche che strutture private convenzionate, è in capo ai governi regionali: la localizzazione gestionale è stata avviata con il dlgs 229 del 19/06/1999[1], in forza del quale la maggior parte delle competenze di spesa e gestione sono state trasferite alle Regioni, mentre a livello centrale del Sistema Sanitario Nazionale, sono rimaste le responsabilità in materia di indirizzo generale.
Nel corso dei primi anni del 2000, le Regioni si sono viste responsabilizzate nell’erogazione del welfare sanitario senza però strutturarsi o essere regolamentate sul fronte della qualità e quantità dei servizi. Questo ha comportato la crescita, in alcuni casi enorme, dei deficit sanitari, crescita dovuta essenzialmente all’utilizzo della sanità pubblica come strumento di distribuzione delle risorse economiche a fini politici.

Disavanzo sanitario prima e dopo piani di rientro - in % sulla spesa sanitaria


Fonte: Fondazione Res

Pertanto, già nel 2007 si è imposta la necessità di attuare manovre di rientro dai deficit accumulati, soprattutto per otto regione di cui sei meridionali: le manovre sono state concertate a livello locale ed attuate contemporaneamente in forza di una direttiva del Ministero della Salute per il tramite del Sistema Sanitario Nazione Scarica il pdf . Nel giro di tre anni, quindi dal 2007 – 2009, l’opera di taglio e ottimizzazione dei servizi erogati, ha portato discreti risultati in alcune regioni come la Sicilia, il Lazio e l’Abruzzo e risultati modesti se non nulli come nel caso di Campania e Molise. In ogni caso, nel giro di un triennio il disavanzo a livello aggregato è sceso dell’11,3%. I maggiori successi sono stati ottenuti in quelle regioni in cui la leadership forte del governatore e la costituzione di uffici amministrativi di controllo e verifica (ad esempio, la Calabria non possedeva neanche un bilancio unificato), hanno portato ad un’ottimizzazione delle prestazioni erogate. Un’ulteriore miglioramento è atteso con l’introduzione dei costi standard ovvero, fatta salva la qualità della prestazione sanitaria che deve essere identica per ogni cittadino di ciascun regione, la spesa e la qualità dovranno adeguarsi alle regione che hanno segnato le migliori performance.

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Il differenziale Nord – Sud.

Sebbene la dotazione di risorse finanziarie dedicate al settore della sanità risulti leggermente superiore nelle regioni settentrionali e alcune centrali, il differenziale non basta a spiegare in alcun modo le differenze in termini di efficienza e qualità tra le diverse aree dell’Italia. Piuttosto, la differenza è da imputare ad aspetti politici, vale a dire che le regione meridionali sono gravate da un sistema burocratico-amministrativo molto più oneroso. Tale situazione è il portato di scelte politiche mirate a guadagnare consenso anche a scapito della qualità del servizio pubblico: molto spesso, gli obiettivi politici hanno avuto il sopravvento attraverso la leva economica della sanità pur di garantire con l’elargizione di posti di lavoro, commesse e investimenti, un ritorno in termini elettorali.

Incidenza dell


Fonte: Fondazione Res
NOTE
[1]
I decreti legislativi con i quali sono stati trasferiti agli enti regionali le competenze in materia di welfare sanitario, sono stati due. I riferimenti normativi fondamentali sono il decreto legislativo 229/99 e la legge regionale 29/2004.
Il dlgs 229/99 riafferma che il Servizio sanitario nazionale, articolato nei Servizi sanitari regionali, è fondato sui principi dell’universalismo dell’assistenza, sull’uguaglianza di accesso, sulla solidarietà e sul finanziamento attraverso la fiscalità generale. Identifica Livelli Essenziali di Assistenza, cioè i servizi e le prestazioni che devono essere garantiti in modo omogeneo nel Paese, in applicazione di tali principi.
La legge regionale 29/2004 riafferma i principi ispiratori del dlgs 229 e ridisegna l’organizzazione e il funzionamento del Servizio sanitario regionale rafforzando il ruolo degli Enti locali in materia di programmazione, verifica e controllo, la partecipazione degli operatori sanitari al governo aziendale e il rapporto della Regione con l´Università nel campo dell´assistenza, della ricerca e della didattica. Introduce il bilancio di missione, bilancio annuale dei risultati dell´attività assistenziale in rapporto agli obiettivi di salute assegnati dalla Regione e dalle Conferenze territoriali sociali e sanitarie.

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