L’assegnazione dell’Ema: una questione di croce o di testa?

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La gara per l’assegnazione dell’EMA ha infiammato l’indomito cuore da tifoso degli italiani, forse perché reso orfano della nazionale calcistica proprio a causa dei noiosi nordici. Infatti, di fronte alla sconfitta per sorteggio, gli italiani hanno dimostrato di sapersi unire in un sol coro nazionale contro l’Europa dei burocrati che, prima con cavilli e poi per lancio di monetina, da sempre trama contro la felicità dei popoli a lei soggiogati. Sicché, una volta tanto, ad accendere l’amor di patria non è stato il calcio ma il più nobile obiettivo di battere le altre nazioni europee sul piano del prestigio socio-economico la cui quintessenza dovrebbe essere rappresentata da Milano, forse la città più antipatica al resto d’Italia anche se, indiscutibilmente, la più titolata per gare di questo tenore. Un po’ come i secchioni spediti ai certamen o alle olimpiadi di matematica per dar lustro alla classe. Di conseguenza, di fronte alla competizione internazionale, un puro e nobile sentimento di appartenenza ha fatto sussultare gli italiani non appena saputo della fortuna di Amsterdam. E lo scipionico furore ci ha cinto la testa quando si è scoperto quale tra i membri europei ha negato la vittoria per punti, condannandoci al beffardo e offensivo finale della monetina.

nel 2016 l’Italia si è posizionata all’ottavo posto a livello mondiale per export di farmaci, davanti proprio all’Olanda (16,6 contro 15,5 Miliardi di $)

Un finale assurdo, perché ha preferito il fiorino olandese (già ricco di istituzioni ed enti europei) all’ambrogino milanese, nonostante il maggior peso economico dell’Italia nell’industria farmaceutica. Tanto per appellarci a qualche incontrovertibile numero, nel 2016 l’Italia si è posizionata all’ottavo posto a livello mondiale per export di farmaci, proprio davanti all’Olanda (16,6 contro 15,5 Miliardi di $).

Export farmaceutico in Mld di $, 2016. Fonte: WHO.

Ebbene, l’insospettabile nazione che ci ha votato contro è stata la Spagna, l’impero cattolico il cui sfascio appare eterno come quello di Bisanzio. Se qualcuno sospettava gli algidi nordici o i volubili slavi, con sgomento ha dovuto accettare che è stata proprio la Spagna a preferire i protestanti fiamminghi, un tempo suoi sudditi e poi vittoriosi ribelli (qualche secolo prima dei catalani). I bucanieri orange, che tanto si sono impegnati a distruggere l’impero dove mai tramontava il sole, sono stati anteposti ai partner mediterranei di sempre, cugini per sangue e confessione e che nel meridione ancora rimpiangono i Borboni (a differenza di Barcellona, che li vorrebbe morti). Ma poiché lo scorno di questa sconfitta ha trovato nelle elezioni politiche di marzo 2018 nuovo motivi di risveglio, fino al paradossale ricorso di Milano presso la Corte UE, ecco risalire un filo di dubbio, un esterofilo sospetto riguardo l’indignazione italica che sta unendo destra, sinistra e cinquestelle contro l’Europa. Davvero la nostra pretesa di vincere la gara internazionale si posava su solide fondamenta progettuali? Siamo sicuri che il nostro dossier (termine sventagliato con burocratico puntiglio) fosse il migliore?

Dunque, i documenti con cui è stata motivata e sostenuta ciascuna candidatura sono disponibili online sul sito “consilium” della Comunità Europea.

Da questo link è possibile scaricare l’originale olandese: dossier Amsterdam.

E da quest’altro link quello italiano: dossier Milano.

Ed ecco che scorrendo le pagine di entrambi, invece di riattizzarsi il fuoco ormai sopito della rabbia, arriva una secchiata d’acqua fredda, insopportabile come tutti i gelidi bagni di realtà.

Ovviamente, il confronto dei dossier è iniziato con la lettura di quello dei vincitori. Esso si annuncia con la seguente immagine di copertina, che introduce una slide dal titolo «The Dutch bid for the European Medecines Agency, Amsterdam Metropolitan Area», traducibile in «L’offerta olandese per l’Agenzia Europea dei Medicinali, Area Metropolitana di Amsterdam».Amsterdam_coverLa copertina del documento italiano titola «Italy’s offer to host the European Medicines Agency (EMA)», vale a dire “L’offerta dell’Italia per ospitare l’Agenzia Europea dei Medicinali”. Attenzione, prego il lettore di notare come io abbia usato il termine “slide” per gli olandesi e “pagina” per gli italiani. Ovviamente, mi pento e mi dolgo circa l’uso di termini importati dalla perfida Albione, soprattutto dopo la sua infida Brexit che tutti questi sommovimenti sta provocando. E parimenti mi scuso per il provincialismo che mi spinge a usufruire del lessico importato a forza dal tecno-capitalismo americano, quando l’Italia vanta i natali dell’editoria umanistica.Milano_coverMa dato che noi tutti, banalmente, per le presentazioni usiamo schermi rettangolari posizionati sulla base lunga e programmi come PowerPoint (e non, purtroppo, matrici incise da Manuzio e torchi costruiti a Soncino), sfogliando il documento italiano la prima domanda che sorge è: come mai il dossier italiano è impaginato in formato A4 verticale invece che orizzontale?

Di sicuro, non per renderlo leggibile tramite smartphone (se non grazie a difficoltosi zoom) essendo un documento fitto di testo, redatto con un programma più simile a word che a quelli in uso in tutti i contesti marketing (PowerPoint, Keynote etc.). Forse l’obiettivo è di costringere a stamparlo su carta, materia che a noi italiani ci rassicura circa la veridicità dei concetti espressi.

Dopo questi primi dubbi riguardo la fruibilità della nostra scelta, ecco sorgerne un altro relativo al confronto dei titoli. Gli olandesi scrivono «la proposta olandese per…», gli italiani usano un possessivo “genitivo sassone” («l’offerta dell’Italia per ospitare...»).

Evitando considerazioni di stile che dipendono dai gusti personali (più “smooth” l’inglese degli orange, più scolastico quello italiano), da una parte c’è una proposta e dall’altra c’è una disponibilità ad ospitare; da una parte luoghi di connessione fisica, dall’altra un palazzo che incombe; da una parte l’accogliente città mercantile (rimarcata con la slide successiva), dall’altra un proprietario di immobile che fa da “host” (ospita)1 come nell’applicazione Airbnb.

Infatti, la proposizione con cui principia l’intero complesso argomentativo italiano «è ricollocare l’EMA presso il palazzo Pirelli (“the Pirelli building”)». Di conseguenza, il documento tenta di convincere sulla bontà del trasferimento in Italia illustrando la premessa in forza del paragrafo a) del capitolo 1 della sezione 1 (pagina 6) che traduco: «Milano ha destinato uno dei suoi maggiori “landmarks” come prossimo quartier generale dell’EMA. Il palazzo Pirelli fu progettato nei primi anni ’50 dagli studi di architettura Ponti-Fornaroli-Rosselli e Valtolina Dell’Orto…».

Saggiamente, queste prime righe sfoderano subito le nostre migliori risorse: il patrimonio immobiliare, la storia creativa ed artistica della città, l’orgoglio urbanistico che nella paginetta e mezza dell’ “Executive Summary” (malamente formattata, come tante altre a seguire, visto che finiscono troncate nel bianco più bianco) ripete la parola Milano per venticinque volte.Gli olandesi, sicuramente più poveri in fatto di patrimonio monumentale (provocatoria asserzione, la mia…), l’edificio dovranno costruirlo apposta perché consci delle necessità tecnico-scientifiche dell’interlocutore: «The Netherlands has also structured its bid in a move to safeguard the future of European medicines regulation. EMA is a highlyregarded centre of excellence playing a crucial role in the assessment and authorisation of safe, effective and high-quality medicinal products for both human and veterinary use». Ma a parte l’edificio, l’Olanda premette di essere consapevole che il ritiro del Regno Unito dall’Europa rappresenta una considerevole perdita per il contributo intellettuale delle agenzie britanniche all’attività regolatoria. Al contrario, l’Italia fa subito lustro della sua long-standing tradition in regulatory activities e, di conseguenza, è pronta to sign a headquarters agreement, a seguito della cui firma l’EMA sarà premiata con ulteriori facilitazioni. Un po’ come i punti fragola dell’Esselunga, pratici e d’immediata utilità se cumulati con fideistica osservanza. È un’idea di marketing davvero innovativa a confronto del banale mercantilismo orange, il quale si limita a voler convincere che l’offerta viene incontro alle presenti e future necessità dell’EMA grazie a un «realistico, comprensivo e rassicurante pacchetto di proposte» (cit.).

I diversissimi spiriti che dominano queste due introduzioni si ritrovano tipograficamente espressi nei rispettivi sommari. Onde per cui, nel documento olandese l’indice degli argomenti è sinteticamente organizzato secondo concetti chiave: contesto, continuità, connettività, impegno (l’intraducibile “commitment”), comunità.

L’indice riguarda un documento di oltre 80 pagine contro la cinquantina di quello italiano. Ciò nonostante, quello italiano dettaglia finanche i paragrafi ma cercando di limitarsi ad una pagina, addensa le righe al punto da doverle editare come un quadernone della scuola elementare. Il risultato è un sommario che si estende comunque su due pagine e che si sforza di recuperare intelligibilità grazie all’uso del colore blu per gli argomenti di sezione e nero per i paragrafi, per terminare bruscamente nel bianco della seconda pagina.

I concetti chiave risultano indecifrabili, affogati come sono nella colata di sezioni, capitoli, paragrafi cui si aggiunge la sottolineatura dell’interlinea. Vien da credere che un indice così redatto non può lasciar dubbi circa il “modus cogitandi” degli italiani che, anche quando si tratta di redigere una presentazione marketing, si ispirano alla migliore tradizione giurisprudenziale asburgico-borbonica, creativa come nessun’altra nel produrre labirinti di strabiliante minuziosità tipografica.

Infatti, le sezioni del nostro documento (coincidenti con i “concetti” espressi dagli olandesi) suonano come obblighi più che come premurosi intendimenti dei bisogni altrui. Eccone alcuni esempi iniziali:

Sezione 1. La rassicurazione che l’agenzia sarà collocata e avviata nelle sue funzioni alla data del ritiro del Regno Unito dall’Unione.

Soltanto in questa riga, due errori di comunicazione. Il primo errore riguarda la “rassicurazione” perché, avendo noi italiani la nomea di non rispettare alcuna tempistica o programma o dichiarazione di intenti, dobbiamo rassicurare che tutto sarà pronto… excusatio non petita…  ma quando sarà pronto? Quando il Regno Unito ci avrà finalmente fatto spazio. Certo, la locuzione “fair play” è inglese eppure dovrebbe essere un concetto oramai universale, anche dopo la “brexit”: quindi, perché dichiarare nero su bianco di volerci avvantaggiare di un evento traumatico per l’Europa? Tutti noi italiani lo abbiamo pensato (e giustamente) ma il “fair play” imporrebbe di non dichiararlo in maniera sfacciata. Va bene non essere bugiardi come gli olandesi, che addirittura dichiarano dispiacere, però almeno sarebbe il caso di sorvolare con italica eleganza.

Sezione 2.  Accessibilità del luogo.

In questo caso, mentre gli olandesi pongono il tema dell’accessibilità logistica al terzo posto (dopo aver dimostrato di avere a cuore le esigenze dei possibili nuovi residenti “mettendoci la faccia” 2 del loro ministro olandese della Salute), noi poniamo lo stesso tema uno step prima per concludere con l’incredibile paragrafo “Possibilità di un accordo specifico” (essendo Milano una città mercantile): «L’associazione degli Hotels di Milano, insieme con le altre unioni locali di settore come ATR e Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza sono pronte a siglare un accordo con l’EMA che garantirà 1.000 stanze a notte in hotels entro 1km o 3km dal palazzo Pirelli a prezzi che rimarranno costanti tutto l’anno, incluso i periodi di alta stagionalità e le volte in cui gli eventi spesso ospitati dalla città fanno incrementare la domanda (per piacere, vedere l’appendice I per ulteriori dettagli)».

Chi ci mette la faccia per gli italiani con tanto di carta intestata, timbri e firme e traduzione protocollata in inglese (“Appendice I”)? Ce la mette nientepopodimeno che il presidente degli Albergatori Milano, Monza e Brianza insieme il presidente Turismo Assolombarda, i quali si rivolgono non all’EMA ma allo stesso sindaco di Milano! Insomma una dichiarazione di disponibilità totalmente inter-riferito tra soggetti locali.Per carità, sempre di un impegno si tratta, molto concreto perché risponde alla peggior fobia dei viaggiatori, quella di arrivare in un posto lontano e straniero e non trovare nemmeno un letto su cui dormire. Nel frattempo, gli olandesi rimangono più sui massimi sistemi con frasi ad effetto come «Il Governo olandese è preparato a ingaggiare un impegno a lungo termine nella cooperazione con l’EMA […] In preparazione dell’offerta e per garantire una continuazione senza interruzioni dei lavori dell’EMA, il Governo olandese sta già procedendo con il pre-design dell’edificio…».

Noi, invece, puntiamo tutto sugli alberghi e al costo di apparire puntigliosi, ci curiamo di dettagli informativi di tale precisione da produrre astruse tabelle come quella relativa alla disponibilità di stanze d’albergo tra Milano e Monza nell’ultimo triennio. Si trova a pagina 17 del documento principale e, di nuovo, chiude lasciando margine di trattativa per uno “specific agreement”:

Ergo, secondo noi, l’evoluzione nell’ultimo triennio del coefficiente di occupazione delle stanze nelle strutture alberghiere ambrosiane è un dato cruciale per determinare l’assegnazione dell’EMA.

In realtà, deve essere stato il più illustre precedente medioevale de “Le meraviglie di Milano” ad ispirare i compilatori. Un’ispirazione colta ma di assoluta matrice ambrosiana dato che Bonvesin della Riva redasse “Le meraviglie” proprio per supportare una candidatura a livello europeo e cioè quella a “sindaco” di Milano da parte di un certo Ottone Visconti, che per diventare signore della città dovette sottoporla all’imperatore del Sacro Romano Impero.

Guarda caso, il celebre funzionario visconteo tra le tante meraviglie inserì proprio la capacità alberghiera della Milano duecentesca: «gli alberghi degli stranieri richiedenti ospitalità per svolgere gli affari sono in numero di 1503».

E per l’appunto, la nostra candidatura all’EMA divaga senza freni nella conta delle meraviglie di Milano, snocciolando incomprensibili confronti: dalla copertura della banda larga in percentuale sulle famiglie residenti (in confronto a Stoccarda e Lione) all’aspettativa di vita degli abitanti includendo finanche la Turchia (polveri sottili a parte)… Come le “Meraviglie di Milano” che enumera quanti macellai, quanti forni, quanti pescatori lacustri, allo stesso modo noi crediamo che la nostra esaustiva enunciazione di dettagli tanto minuti, pagina dopo pagina, tabella dopo tabella, renda insuperabili le nostre buone ragioni.

Risultato di una tale logorrea, ovviamente, è la sensazione di un documento più prossimo a una prolusione comparativa dei pregi di Milano rispetto alle altre città europee che a uno strumento di persuasione retorica basata sulla messa a servizio delle proprie qualità.

Nel frattempo, gli olandesi insistono con altisonanti concetti accompagnati da sintetici dati sulla cui veridicità si scomoda il ministro degli Interni, fumettando slogan del tipo Managing large-scale challenges is a Dutch speciality. We will make it happen!

Finché, a metà documento (capitolo dedicato al “commitment”), appaiono una serie di “slide” che dettagliano tempistiche e calendario delle diverse fasi necessarie al trasferimento dell’EMA. Il calendario è costruito come una matrice4 che spacchetta i diversi argomenti affrontati nelle pagine precedenti attribuendo loro delle tempistiche. A portata di un solo colpo d’occhio, sono temporizzati tutti i punti che dovrebbero determinare la scelta: dal luogo fisico alla cura che verrà dedicata a ciascuna famiglia con un tutor personale che si preoccuperà perfino del trasloco.Il documento italiano, distrattosi con l’elencazione delle meraviglie meneghine, propone il proprio piano di ricollocamento soltanto come l’ultimo degli allegati (Allegato III), quindi dopo la formidabile dichiarazione degli albergatori. Onde per cui essendo arrivati alla fine, risultando i compilatori un po’ stanchi, ci si preoccupa soltanto di comunicare le tempistiche di attivazione delle diverse “workstation” (traducibili come “postazioni di lavoro”) nei paraggi del Pirellone, in attesa che si completi la ristrutturazione.Infine, entrambi chiudono l’excursus delle proprie buone ragioni con una perorazione sulla “qualità della vita”. Ed entrambi affrontano più o meno i medesimi “topics”: servizi sanitari, educazione, mercato immobiliare, tempo libero.

Al solito, gli olandesi aprono la sezione mettendoci la faccia del loro primo ministro per poi passare ai perché di un trasloco ad Amsterdam. E proprio in questa sezione emergono i luoghi comuni di ciascun popolo europeo. Cosa potrà mai interessare a un olandese in fatto di qualità della vita? Sicuramente il peso delle tasse; poi la semplicità della burocrazia; i bisogni personali e sociali; inoltre, cultura e piaceri.

L’Italia punta invece sugli “assets” di sempre, intramontabili e immarcescibili. Il capitolo sulla qualità della vita apre con lo stato del mercato immobiliare a Milano, illustrato da ben due mappe che indicano i prezzi per metro quadro delle diverse aree in cui è suddiviso il comune. Ancora una volta, non si capisce in che modo possa risultare utile ricevere uno scenario immobiliare tanto dettagliato a chi deve valutare l’assegnazione dell’EMA.

Se gli europei sanno che la casa è una fissa di noi italiani, un bene per cui vale la pena immobilizzare tutte le risorse possibili, fino a indebitandosi anche a nome della prossima generazione, non è detto che il personale europeo dell’EMA sia interessato a comprar casa a Milano.

Stavolta, per fortuna, a queste due pagine non fa seguito una seconda bolla firmata dal presidente di Federimmobiliare, in effetti un altro attore economico che avrebbe avuto interesse ad accogliere i transfughi da Londra.

Ora, nella gerarchia dei valori italiani dopo la casa viene il cibo e, infatti, al paragrafo successivo leggiamo un’informazione cruciale per i severi e tristi esaminatori: «Most bars and restaurants are open until late and offer a wide range of options such as the traditional aperitivo (pre-dinner drinks and nibbles)». Ebbene, è proprio il mitico aperitivo il vero differenziale della dolce vita italiana.

Infine, un’importante annotazione sul tema delle differenze sessuali. Mentre gli olandesi non hanno più alcuna necessità di specificare a quale combinazione di genere ci si riferisca quando vogliono rassicurare che anche il partner del dipendente EMA sarà supportato nell’integrazione, Milano ci tiene a segnalare che protegge e promuove gli “LGBTQI rights” e che ospita tanti Gay Pride.

Ma lasciamo al lettore curioso e pignolo ogni approfondimento, così che possa godersi da sé tutte le ulteriori differenze. Per quanto mi riguarda, vorrei chiudere la comparazione focalizzandomi sulla qualità grafica ed arrivare a conclusione della disamina.

L’estetica è una qualità che molti, giustamente, potrebbero considerare un aspetto accessorio se non un orpello dannoso quando si tratta di esporre concetti complessi come quelli richiesti dalla candidatura all’EMA.

Anche se Cicerone raccomandava che il pensiero senza l’ornamento dello stile non possiede luce di verità5.

Dunque, abbiamo già scritto sulla resa qualitativa dell’impaginato italiano. Pure, abbiamo già segnalato alcune incurie della “mis en page” italiana (per usare un termine tecnico), che non si preoccupa di lasciare enormi spazi bianchi tra una parte e l’altra degli stessi capitoli. Ad esempio, giusto per tornare a Cicerone, sfogliando questa sequenza di pagine è come se un oratore si addormentasse nel mezzo di un discorso per risvegliarsi con un argomento non proprio a tema. In questo caso, la scuola europea di Varese!

Ed ecco come viene affrontato graficamente lo stesso argomento, vale a dire l’accesso e la qualità dei servizi medici e sanitari. Gli olandesi con un impaginato grafico che invoglia alla lettura del poco ma immediato testo.Gli italiani affrontano coraggiosamente inserimenti grafici nel word, programma per nulla adatto ad accogliere immagini soprattutto se copiate e incollate da una schermata di google maps.La conseguenza di ciò è che anche quando abbiamo qualcosa di più forte da poter esibire per garantire la “continuity” (in questo caso, l’industria nazionale farmaceutica), il layout non aiuta di certo. Soprattutto se introdotto dall’ossessivo riferimento al “Pirelli building” tramite fondino azzurro dedicato.

Ordunque, è arrivato il momento di concludere e, purtroppo, la conclusione è un gran punto interrogativo. Come si sia potuto elaborare e sottoporre un documento tanto povero di ingegno e di stile appare un mistero. Quello italiano è un dossier che ha voluto giocarsi una partita da € 1,7 Miliardi 6. Eppure, Milano è sede di tantissime società di consulenza in grado di elaborare progetti all’altezza di una competizione internazionale come questa. Per non elencare (come Bonvesin) le società e gli studi di graphic design capaci di impaginare in maniera creativa qualsiasi tipo di documento. Insomma, ci fregiamo di essere la patria del design, della moda, piena di risorse all’avanguardia e poi produciamo un documento tanto povero d’ingegno e creatività?Non a caso, il sito di promozione dell’EMA realizzato per l’occasione (ancora accessibile on-line a questo link) presenta una grafica e un impatto sicuramente superiori. E proprio dallo stesso sito è possibile scaricare una brochure dedicata (da questo link), la cui esecuzione grafica è assolutamente allineata a quella olandese. Ma, per l’appunto, si tratta di un documento pubblicitario da diffondere a scopo promozionale tra i dipendenti dell’EMA (dove si trova Milano, cosa si trova a Milano etc.).

La qual cosa tradisce altre mani, forse interpellate per una specifica produzione (il sito e il materiale promozionale) considerata accessoria rispetto al documento d’esame e non di competenza diretta. Ciò non toglie che anche in questo caso si individuano alcune incongruenze: un ricercatore di laboratorio che analizza senza isolare la folta barba e i capelli ribelli; un “relocation program” piazzato sul palazzo più chic della città, il “bosco verticale”.

Ricapitolando: il presente articolo non è e non può essere una disamina sui perché del nostro risultato nella gara di assegnazione. Semplicemente, ci si è peritati di confrontare i dossier presentati dai due finalisti. Allargando però lo spettro delle considerazioni, facilmente si fa il paio con le critiche avanzante dal presidente del Parlamento Europeo, l’italiano Antonio Tajani. Nella sua intervista al Corriere della Sera, 7 fatta subito dopo l’assegnazione dell’EMA, dichiara: “Non intendo criticare singole persone, dico soltanto che noi non ci rendiamo conto che le grandi decisioni si prendono sempre di più a Bruxelles, e meno a Roma”. E, in effetti, il confronto tra i due documenti da ragione a Tajani: per gli Olandesi, anche i ministri nazionali si sono messi in campo; per gli italiani, a parte il sindaco di Milano e il presidente della Regione, a metterci il timbro c’è stato il presidente degli Albergatori.

Note e Riferimenti

  1. In inglese, infatti, il verbo to host ha un carattere transeunte, vale a dire di momentanea disponibilità, leggi la definizione del dizionario McMillan: «to arrange a special event and provide the area, buildings, equipment, or services needed for it: Sydney hosted the Olympic Games in 2000».
  2. Amata locuzione italica, guarda caso tornata alla ribalta proprio sull’onda dell’infausto destino calcistico della nazionale.
  3. Citazione dall’originale in latino De magnalibus Mediolani:  «Hospites extraneis gentibus pro lucro tribuentes hospicium circha CL sunt numero».
  4. Il termine tecnico è GANTT.
  5. Dal “De oratore”, libro III, cap. 6 – 25: «tantum significabo brevi neque verborum ornatum inveniri posse non partis expressisque sententiis neque ullam sententiam inlustrem sine luce verborum».
  6. A tanto ammonta il valore del trasloco dell’EMA e del suo indotto. La stima citata è frutto di uno studio dell’Università Bocconi.
  7. Intervista del 17 novembre 2017, leggibile presso questo link

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